La prevista espansione della National Basketball Association (NBA) in Europa sta inquietando i club di tutto il continente e alimenta nuovi dubbi sulla sostenibilità a lungo termine dell’Eurolega.

Alla base della spinta c’è la crescita. Con i ricavi nel maturo mercato nordamericano ormai vicini a un tetto, l’NBA è alla ricerca di nuovi diritti media, accordi di sponsorizzazione e quote di affiliazione delle franchigie – e guarda sempre più all’Europa come a un mercato sportivo sottovalutato dal punto di vista economico ma con un forte potenziale di branding globale. La strategia, tuttavia, rischia di scontrarsi con il modello sportivo tradizionale europeo e di innescare resistenze politiche al controllo straniero delle competizioni d’élite.

L’idea di una diramazione europea circola da mesi, suscitando perplessità a Bruxelles e in diversi Paesi. Mark Tatum, vice-commissario dell’NBA, ha confermato pubblicamente che una nuova lega potrebbe partire già nel 2027, con squadre potenzialmente in Italia, Spagna, Francia, Germania, Grecia, Turchia e Regno Unito.

Negli ultimi tempi i vertici hanno intensificato i contatti. Il commissario Adam Silver, Tatum e il managing director di NBA Europe and Middle East George Aivazoglou hanno viaggiato a Berlino e Londra a gennaio per partite speciali NBA, sfruttando gli eventi per sondare l’interesse degli investitori e confrontarsi con i decisori politici.

Nel frattempo, secondo un media francese che ha pubblicato la notizia, un gruppo guidato dall’ex dirigente dei Dallas Mavericks Donnie Nelson e dalla stella slovena Luka Dončić sta esplorando la creazione di una franchigia con sede a Roma.

I dirigenti della lega insistono sul fatto che l’iniziativa non sia “principalmente commerciale”, ma volta a sviluppare il basket europeo attraverso una nuova struttura organizzativa. Pochi osservatori del settore dubitano, tuttavia, che la potenza finanziaria dell’NBA possa rapidamente rimodellare lo sport – anche se il dibattito sempre più politicizzato suggerisce che la lega stia entrando in un campo minato regolatorio e culturale.

Leghe chiuse, tensioni europee

A differenza della piramide aperta del calcio europeo – dove promozioni e retrocessioni premiano il merito sportivo – sia l’NBA sia l’Eurolega operano in competizioni in larga misura chiuse, seppur in modo diverso.

L’NBA è completamente basata su franchigie: le squadre sono membri permanenti e non esistono promozioni o retrocessioni.

L’Eurolega è considerata semi-chiusa. La maggior parte dei club detiene licenze di lungo periodo che garantiscono la partecipazione indipendentemente dai risultati nazionali, mentre rimane un percorso limitato attraverso l’EuroCup di seconda fascia, il cui vincitore ottiene un posto in Eurolega per una sola stagione.

Anche così, la struttura si discosta dal modello tradizionale europeo. Nel calcio, un club si qualifica automaticamente alla Champions League vincendo il titolo nazionale; nel basket, il successo domestico non si traduce necessariamente nell’accesso all’Eurolega.

L’Eurolega segnala di essere pronta a competere

Se dovesse emergere una competizione rivale, l’Eurolega afferma di essere fiduciosa di poter reggere la sfida.

“L’alternativa implicherebbe il pagamento di una quota d’ingresso significativa per diventare una franchigia nella competizione di un’altra organizzazione, con ritorni incerti”, ha dichiarato un portavoce a Euractiv.

Diversi esponenti politici, ha aggiunto la lega, hanno espresso preoccupazione per il trasferimento del controllo dello sport europeo a un’entità straniera, per il rischio che un’eccessiva commercializzazione eroda l’identità del basket e per la prospettiva di ampliare i divari tra club ricchi e poveri.

“C’è anche il timore che questo modello possa rapidamente estendersi ad altri sport”, ha detto il portavoce.

Bruxelles osserva con cautela

La Commissione europea non ha competenza diretta sull’organizzazione delle leghe di basket. Tuttavia, con la crescita dell’interesse per questo sport, l’esecutivo europeo segue da vicino il dibattito e resta scettico nei confronti delle competizioni chiuse o semi-chiuse.

“Dal punto di vista sportivo, resta convinta che le leghe chiuse o semi-chiuse non siano un modello sostenibile per lo sport europeo”, ha dichiarato a Euractiv Glenn Micallef, commissario per l’Equità intergenerazionale, i Giovani, la Cultura e lo Sport.

“Il modello sportivo europeo resta valido: merito sportivo, apertura delle competizioni e solidarietà tra i diversi livelli dello sport sono essenziali sia per la sostenibilità finanziaria sia per la prosperità dei campionati nazionali”.

I critici sostengono che l’Eurolega già metta sotto pressione questo modello, blindando i club dominanti che attraggono la maggior parte di talenti e investimenti – rafforzando la competizione stessa ma facendo poco per i campionati nazionali. Interrogata sull’eventuale apertura della partecipazione a squadre più piccole, l’Eurolega ha detto di stare esplorando opzioni, senza però annunciare riforme concrete.

“La NBA non capisce l’Europa”

Nikos Pappas, ex giocatore di Eurolega con il Panathinaikos greco, ha affermato che la NBA sottovaluta le fondamenta culturali del basket europeo.

“Sembrano credere di poter andare a Manchester, creare una squadra e che la gente abbracci improvvisamente il basket solo per via del marchio che c’è dietro”, ha detto.

In alcune parti d’Europa il basket resta uno sport di nicchia. La Final Four di Eurolega del 2013 alla O2 Arena di Londra – che non riuscì a fare il tutto esaurito – è spesso citata come prova del fatto che alcuni mercati non abbiano un sostegno radicato.

Secondo Pappas, l’esito potrebbe andare dalla cooperazione tra NBA ed Eurolega a una spaccatura temporanea che frammenti lo sport.

Sviluppi recenti sottolineano l’incertezza. Il Barcellona ha esteso il proprio contratto con l’Eurolega per un altro decennio, mentre la storica rivale Real Madrid ha avviato colloqui esplorativi per aderire a una futura NBA Europe, ha confermato Silver.

Pappas ha anche sostenuto che l’espansione dell’Eurolega a Dubai indebolisce la sua pretesa di essere una competizione strettamente europea – e potrebbe aver incoraggiato l’NBA a perseguire una propria strategia transfrontaliera.

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